Ieri, durante un comizio, Beppe Grillo ha dichiarato che lui non si candida e che i partiti questo "non lo vogliono capire". Per come la vedo io, continua a dimostrarsi migliore di coloro che lo circondano. Intendiamoci, non è difficile primeggiare su una popolazione di ladri, incapaci, corrotti e puttanieri. Ci si può riuscire facilmente, anche con una buona quantità di proclami non condivisibili, vedi recenti discorsi sulle tasse e sull'uscita dall'euro, degni del miglior paraculismo politico. Ci riesce, Grillo, continuando a spiazzare il loro sistema di vecchi occupatori di poltrone, continuando a dire che non si candiderà in prima persona. Continuando a riempire il Movimento di giovani. Giovani che, dove sono stati eletti, hanno fatto vedere un impegno senza eguali. Grillo non è un messia, non è un profeta, ha il suo tornaconto in qualche modo, non è di certo esperto di tutto quello di cui parla. Però è onesto, è nuovo, è vicino alla gente. In un paese dove i partiti si mettono insieme a braccetto, giustamente all'inizio ma sputtanandosi poi (vedi PD che ha buttato l'occasione di influenzare pesantemente il dopo-Berlusconi dando addosso ai lavoratori), Grillo non può non proliferare. Io penso che, piuttosto che votare la solita gente ammanicata, la solita gente che non fa altro che prenderci in giro, sia giusto dare una possibilità ai ragazzi di Grillo. Che non vuol dire darla a Grillo. Se questi due giorni fossero un simbolo, se riuscissero ad entrare in parlamento, il mondo della politica italiana non potrebbe non porsi le domande che deve porsi per cambiare.
Vedi anche: Bersani e l'antipolitica, Alfano Bersani Casini
