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lunedì 4 marzo 2013

Il berlusconiano irriducibile ed il PDino illuminato

L'Enciclopedia, grande protagonista dell'Illuminismo
Il berlusconiano irriducibile ha votato Berlusconi, un'altra volta. Ha fatto finta di niente, scivolando nell'ombra, ma alla fine il richiamo è stato troppo forte. Lui vota Silvio, sempre e per sempre, senza se e senza ma. Il berlusconiano irriducibile pensa alle proprie tasche,che sia un evasore o uno sfortunato a cui fanno comodo trecento euro di IMU. Il berlusconiano irriducibile, dell'etica se ne frega. Se in giro per il mondo l'Italia viene derisa, lui si fa forte della sua intima sicurezza: "fossi Berlusconi, anche io mi darei ai festini". Guarda un po' storto gli immigrati, difende la Chiesa spesso senza andare a messa, muore dalle risate di fronte a Silvio barzellettiere. Si ritiene un esperto liberale e liberista, ma non si preoccupa di confrontare il programma del PDL con quelli veramente liberali (leggi Fare...), perché lui sa perfettamente che Brunetta vincerà il premio Nobel. E, se l'economia va male, la colpa è dei mercati cattivi che ce l'hanno con Silvio.
Il PDino illuminato è una particolare specie di PDino che vive sparso nella penisola. Lui vota PD, per definizione. Prima votava DS o Margherita, prima ancora PDS, prima ancora perlopiù PC, perchè sia chiaro, le facce sono le stesse ma c'è un grosso rinnovamento in atto! Il PDino illuminato vive nella convinzione che lui sia il più intelligente e capace di scegliere il partito che propone le cose più intelligenti (guarda caso, conclude che sia sempre il PD). Il PDino illuminato spiega al resto del mondo la democrazia, poco importa che il suo partito nomini o influenzi le nomine di direttori di asl, primari, dirigenti di aziende pubbliche, partecipate, fondazioni eccetera solamente su base politica e così si crei un consenso forzato. Poco importa che i membri del suo partito siano protagonisti di scandali ripetuti ed usino le spese di rappresentanza come un conto in banca personale. Poco importa che il suo partito rifiuti le preferenze per poter decidere chi entra in Parlamento e chi no. Poco importa che candidi Rosy Bindi in Calabria o la Finocchiaro in Puglia. Poco importa che chi ha vinto le primarie per i parlamentari finisca in lista dietro agli esponenti di listini scelti dai dirigenti. Lui ha fatto le primarie, quindi non ha nulla da imparare in quanto a democrazia. Il PDino illuminato ha perdonato al suo partito il non aver fatto la legge sul conflitto di interessi, ha perdonato Violante che assicurava che "le televisioni (di Berlusconi ndr) non sarebbero state toccate", ha perdonato la bicamerale e tutto il resto. Ma se Bersani dice "stavolta la faremo la legge sul conflitto di interessi" lui non solo ci crede, ma pensa anche che chi non ci crede non sia illuminato come lui. Il PDino illuminato sostiene di avere dei valori più forti degli altri, poco importa se cinque anni fa era contro la modifica dell'articolo 18 ed ora sia a favore solo perché ora è a favore anche il PD. Poco importa quello che il PDino illuminato crede riguardo ai diritti civili, il PD propone il modello tedesco? Il Pdino illuminato scopre di aver sempre guardato alla Germania come modello, se poi è per matrimonio e adozione per gli omosessuali lo dirà solo dentro casa, quatto quatto. Il PDino illuminato se la prende (a ragione) con Berlusconi che vuole restituire 4 miliardi di IMU sulla prima casa per rilanciare i consumi e far respirare le famiglie ma, se il suo partito vuole pagare il debito dello stato verso le imprese con dieci miliardi all'anno da reperire con l'emissione di titoli di Stato, pensa che sia la genialata economica del secolo. Perchè in questo caso si rilancerebbe l'occupazione, se invece si rilanciassero i consumi no... Domanda: Berlusconi potrebbe dire, rimborso l'IMU emettendo titoli di stato, e per soli 4 miliardi, a quel punto sarebbe ancora stupido? La mia risposta è ovviamente si, come è stupida la proposta PD senza una rimodulazione delle altre spese.
Sia il PDino illuminato che il berlusconiano irriducibile non sono la totalità del proprio schieramento, ma sono esageratamente diffusi. Oggi hanno un nuovo nemico in comune: il grillino spaesato. Il quale, poverino, sperava di fare solo opposizione e si ritrova invece a contare un bel po'. Non ha ancora messo piede in Parlamento ma ha già la responsabilità dell'Italia sulle spalle (lui, mica chi ha governato gli ultimi 40 anni...). Dovrebbe votare i punti di Bersani perché sono anche i suoi, se non lo facesse sarebbe un irresponsabile, poco importa che Bersani e Berlusconi siano stati per un anno insieme in Parlamento con la maggioranza più grande della storia della Repubblica e che non siano nemmeno riusciti a fare la legge elettorale, loro sono da perdonare. Poco importa che gli otto punti di Bersani non combacino con quelli del m5s, che dove uno dice "zero soldi ai partiti" l'altro risponda "un po' di soldi ai partiti per non far fare la politica ai soli ricchi ed ottimati (?!?, grande comunicazione Bersani style)". 
Sia il PDino illuminato che il Berlusconiano irriducibile sono la causa principale dei milioni di voti che perde il proprio partito, perchè non sanno cosa sia l'autocritica. Per loro consiste nel dire "si abbiamo sbagliato, ma ce l'hanno tutti con Silvio" oppure "si, abbiamo sbagliato, ma chi non ci ha votato è comunque stupido". A loro non viene in mente che chi ha votato m5s possa averlo fatto per dargli un segnale di cambiamento, che possa averlo fatto perchè è stufo delle cose che non vanno nei loro partiti. Preferiscono pensare che otto milioni di italiani si siano rincitrulliti e siano diventati una massa di pecoroni che credono alle (tante) idiozie che dice Grillo sull'economia. Non hanno capito che siamo al punto in cui la buona volontà e l'onestà potrebbero contare più di un'incapacità manifesta di criticarsi e migliorarsi. Non hanno capito che per recuperare voti è necessario scendere dalla propria torre e capire quello che pensano le persone. Non hanno capito che finché ci saranno persone come loro, altri non potranno più di tanto forzare il proprio senso critico ad accettare un voto da dare a chi pensa di essere perfetto.


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venerdì 30 novembre 2012

Se Renzi è come Berlusconi

di Luca

Raffigurazione di Socrate in una cesta
Non ho nessuna particolare simpatia per Bersani, sia chiaro fin da subito. Mi permetto tuttavia un pensiero in difesa della sua posizione riguardo alla possibilità che al secondo turno delle primarie del PD votino anche coloro che non hanno votato al primo turno. Ci sono delle regole, giuste o meno, che Renzi conosceva e conosce. Non sono state imposte a nessuno ma decise di comune accordo, ed erano assolutamente note a tutti i partecipanti alle primarie. Queste regole dicono che chi non ha votato al primo turno non può andare a votare al secondo e io non solo non ci vedo nulla di strano ma lo trovo sacrosanto. Se uno era interessato alle primarie del PD, e non dico che si debba esserlo per forza, avrebbe potuto tranquillamente andare a votare al primo turno. E' una questione di rispetto per chi a votare ci è andato e ha ritenuto opportuno spendere parte del suo tempo per questo. La filosofia dell'andare a votare solo se c'è una chance è tipica di chi fa prevaricare l'opportunismo al sincero coinvolgimento nelle vicende politiche e questa è gente che andrebbe tenuta lontana da qualsiasi partito. Il voler cambiare le regole in corsa è pratica propria del Berlusconismo e di chiunque abbia in sé una mancanza di rispetto totale per le regole e per gli altri e questa è gente che andrebbe tenuta lontana da qualsiasi partito. Non mi interessa niente del fatto che le regole siano giuste o meno, mi interessa una classe politica che le regole le rispetta. Il continuo polemizzare di Renzi a tal proposito e l'adoperarsi dei suoi comitati per far registrare gente che non ha votato facendo loro fingere di essere stati impossibilitati o malati mi dà il voltastomaco. Bisognerebbe tenere presente che il rispetto viene prima di tutto.

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Rubricone: Renzi-Bersani, differenze.


30/11/2012 di Michele

TASSE
Renzi: Imu, No ai condoni.
Bersani: Sgravi fiscali sul lavoro, Sgravi fiscali per donne e giovani, riduzione aliquota Imu, Patrimoniale.

EVASIONE FISCALE
Renzi: Accordo con Svizzera per rientro capitali, Miglioramento “sistema Equitalia” favorita da una miglior tecnologia con incrocio banche dati.
Bersani: Lotta ai paradisi fiscali, Mai più un condono, Riduzione del contante in circolazione e tracciabilità a 300€ (riduzione commissini bancarie), Tracciabilità movimenti bancari, Incrocio banche dati, Armonizzazione europea dei sistemi fiscali.

EUROPA
Renzi: Stati Uniti d’Europa con elezione diretta del Presidente, BCE indirizzata alle politiche per le piccole e medie imprese, Servizio Civile obbligatorio, più rigore e più crescita, non rinegoziare il patto di stabilità.
Bersani: Stati Uniti d’Europa, Maggior controllo su tutti i bilanci, Minore austerità, Aumento politiche di investimento, Gestione comunitaria del debito, Sì al patto di stabilità, Tassare maggiormente la finanza.

FUTURO E GIOVANI
Renzi: Minor burocrazia, Velocizzazione della giustizia civile, Maggior lavoro femminile.
Bersani: Aumento fondi per il diritto allo studio, Sgravi fiscali per l’incentivazione del lavoro, Maggiore innovazione, Agenda Energetica, Maggior rispetto per l’ambiente (qualificando la produzione).

RIFORMA FORNERO
Renzi: Sì all’aumento dell’età pensionabile, Più semplicità e trasparenza, Aumentare fondi per l’autosufficienza, la disabilità e i fondi sociali dei Comuni, Regolamentazione sul lavoro basata su 60 articoli.
Bersani: Devono essere ritoccati ammortizzatori sociali, precarietà e politiche attive, pensioni proporzionate all’età in cui si ha accesso (più tardi vai in pensione, più prendi).

FIAT
Renzi: Rimanere in Italia costruendo auto di miglior qualità.
Bersani: Maggiore chiarezza.

DIRITTI CIVILI
Renzi: Civil Partnership, Adozioni più facili per gli eterosessuali.
Bersani: Legge sull’omofobia, Legge sulle Unioni Civili alla tedesca, Maggiori diritti a coloro che sono già figli di omosessuali.


CASTA E ANTIPOLITICA
Renzi: Abolizione finanziamento pubblico ai partiti, Abolizione di tutte le Province, Eliminazione di tutti i vitalizi, Stipendio del top management non superiore a 10 volte quello dell’operaio, Revisione del sistema di nomine nelle aziende partecipate dal Pubblico, Dimezzamento numero dei Parlamentari, Rafforzare la legge anticorruzione.
Bersani: Già fatti:abolizione vitalizi parlamentari e dimezzamento finanziamento pubblico ai partiti.Da fare: Tagliare 5/6.000 partecipate inutili, Sì al finanziamento pubblico ai partiti, Stipendio del Parlamentare equiparato a quello di un Sindaco di una città capoluogo,Dimezzamento numero dei Parlamentari, Legge sui partiti (per trasparenza e co.), Tetto per le retribuzioni non solo dei politici ma anche del top management delle grandi aziende.

ALLEANZE
Renzi: No a UDC (soprattutto in Sicilia)
Bersani: Sì a UDC se condivide il nostro programma (PD-SEL-Socialisti)

CRISI
Renzi: Distribuire 21 miliardi di € a chi guadagna meno di 2.000€ al mese (100€ a testa), Accrescere la capacità di spesa del ceto medio, Aumentare le tasse sul gioco d’azzardo.
Bersani: Risparmio sulla spesa pubblica, Calmierare prezzi di alcuni beni (per es. farmaci, benzina, gas, ecc…), Accrescere l’autonomia d’investimento dei Comuni, Garantire un maggior credito alla piccola impresa grazie alle garanzie della Cassa Depositi e Prestiti.

MEDIO ORIENTE
Renzi: L’Europa (e l’Italia) deve risolvere il problema della dittatura iraniana per poter combattere le crisi in Medio-Oriente e difendere le donne nei Paesi dove non hanno dignità.
Bersani: L’Europa (e l’Italia) deve risolvere il problema israelo-palestinese tramite l’accettazione della Palestina come Stato osservatore all’ONU (domanda votata il 29.11.2012) e non isolando la posizione moderata di Abu Mazen ed avallando quella estremista di Hamas.

SUD
Renzi: No alle raccomandazioni (per cosa conosci e non per chi conosci), Semplificazione, Miglior gestione dei fondi europei.
Bersani:Cultura della legalità, Lotta alla corruzione, Maggiori investimenti, Miglior uso dei fondi europei ed italiani, No all’abbandono scolastico, Miglior gestione dei Rifiuti e degli Asili nido, No ai finanziamenti prima ma sì al credito d’imposta dopo l’investimento, Lotta alla Mafia.

INDUSTRIA
Renzi: Scommessa sulla chimica verde, Riattivare la politica industriale (assente fino ad oggi), No ai sussidi alle grandi aziende e No alle grandi opere.
Bersani: Migliorare la gestione delle partecipate dallo Stato, Scommessa sulla chimica verde, Riunire i settori siderurgici, Rilanciare l’edilizia, Innovazione tecnologica e ambientale verso la riqualificazione.

CONFLITTO D’INTERESSI
Renzi: Riformare le Authorities, legge sul conflitto d’interessi nei primi 100 giorni.
Bersani: Legge sull’incompatibilità, Antitrust sulle comunicazioni.

SCUOLA E UNIVERSITA’
Renzi: Premiare il merito degli insegnanti.
Bersani: Mai più altri tagli, Fermare la fuga dei cervelli, Valorizzare gli Enti di Ricerca, Maggior turn-over, Maggiori fondi al Diritto allo Studio.

LEGGE ELETTORALE
Renzi: Come quella per l’elezione del Sindaco.
Bersani: Doppio turno a Collegi.

LIBERALIZZAZIONI
Renzi: Più pompe bianche.
Bersani: Liberalizzare farmaci, carburanti, assicurazioni, telefonia, comunicazioni.

MAFIA
Renzi: Non dimenticare gli eroi antimafia, Più mezzi alle forze dell’ordine, Combattere il racket, Investire nella lotta alla criminalità nella scuola.
Bersani:Introdurre i reati di falso in bilancio, autoriciclaggio, voto di scambio, Maggiore informatizzazione della Giustizia, Più mezzi alle forze dell’ordine.

MINISTERI
Renzi: 10 Ministri di cui 5 donne.
Bersani: 20 Ministri di cui 10 donne e molti giovani.

VIOLENZA SULLE DONNE
Renzi: Risolvere il problema culturale della violenza aumentando il lavoro femminile.
Bersani: Maggiori pene, maggiore educazione al rispetto.

IMMIGRAZIONE
Renzi: Cambiare la legge Bossi-Fini.
Bersani: Regolare i flussi.

ALTRO
Renzi: No al nucleare.
Bersani: Forte battaglia contro le Mafie.

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domenica 7 ottobre 2012

Una politica di principi, non di Principi “dalebani”


07/10/2012 di Elena

Il dibattito politico di un Paese con una crisi economica industriale e ormai sociale sembra diventato soltanto uno: Primarie si o primarie no? Nel PD se ne parla apertamente, nel PDL rimane ancora forte il network parentale sociale tipicamente italiano per cui la nomina viene fatta per passaggio dello scettro (non che nella sinistra degli ultimi anni, mascherata dietro la democratica scelta  non si sia fatta attenzione spudorata al mantenimento della poltrona).
 Eppure a meno di un semestre dal voto ancora non sappiamo i programmi che potremo confrontare, nessuno ha parlato di priorità governative. Dopo venti anni di berlusconismo folle (e sembra davvero che di berlusconiani non ce ne siano rimasti che veterani nostalgici) continuiamo a dibattere la costruzione del personaggio che meglio può rappresentare la leadership nel nostro Paese azzoppato dalla finanza speculativa prima e dal governo dei tecnici poi.
A Novembre i nostri bei politici rampanti non si sono preoccupati di volere un governo politico, lungi da loro doversi proporre agli italiani con un programma sensato,  eppure loro ne hanno fatto il loro lavoro della politica e non avrebbero dovuto di certo avere tutta questa fretta di delega verso freddi tecnici burocrati interessati alla mera rendicontazione statale. Ma tutti (chi più chi meno) contenti ci siamo ritrovati con questo bel Governo di tecnocrati, burocrati che hanno gestito il nostro Stato come un ideal type  weberiano, hanno applicato perfettamente regole e statuti senza andare minimamente ad invischiarsi nella storia politica e sociale di un popolo che non ce la sta facendo più (o che forse ce la fa ancora troppo bene per continuare a stare zitto).
Ma sono tanti quelli che hanno già una tremenda nostalgia del governo Mario Monti; ce l’hanno quelli che lottano per una riforma elettorale senza coalizioni, in cui i partiti sarebbero costretti a nominare un terzo a capo del governo non avendo nessuno la maggioranza sufficiente per proporre il proprio capogruppo, ce l’hanno quegli italiani che temono di vedersi deridere di nuovo dal Parlamento europeo con barzellettieri, ce l’hanno quei lavoratori per cui lo spread, il rendimento dei titoli di Stato e le politiche della BCE non sono altro che l’annunciazione che l’azienda in cui lavorano non avrà il finanziamento della banca rischiando il collasso. Ce l’abbiamo un po’ tutti questo timore. Come un bambino che quando finisce la storia deve andare a dormire e vorrebbe rimandare il momento in cui l’antagonista viene ucciso e la storia giunge all’epilogo i nostri politici affezionati non vogliono la sconfitta del mostro Monti per non vedersi recapitare la famosa lettera di licenziamento (le cui politiche hanno reso così frequenti) che li rimanda a casa.
Rottamare, rinnovare, ricambiare? Non so quale sia il termine più appropriato. Noi che siamo stati definiti la “generazione persa” non possiamo continuare a tenerci i Principini della vecchia generazione a governare; vogliamo tenerci alcuni princìpi, ma non vogliamo quelli che Einaudi definirebbe i “dottrinari”, quelli che non si interrogano sui propri valori, ma li accettano miseramente perché imposta dal gruppo parlamentare di appartenenza, siamo stanchi di questo assurdo vecchio modo di far politica, dove il merito non conta (ed io non ci sto a dire che il merito in questo Paese farebbe soltanto danni), dove i legami famigliari regolano le scatole cinesi del potere delle aziende e delle istituzioni, basta con questi burattini il cui punto di vista è la fede politica incondizionata e trascendentale del Partito. Non esistono principi che non siano fondati sull’esperienza, sul ragionamento e un Partito non può chiedere uniformità di pensiero, perché non può esserci uniformità di vite. Ben vengano dunque le Primarie in cui si mette in gioco la linea di partito, vorrei soltanto che al termine non trovassimo un leader, non ne abbiamo bisogno, di un programma invece che delinei l’immagine di società che ci vogliamo proporre e soprattutto che metta al primo posto la politica industriale ne abbiamo una vitale e necessaria necessità.

Bersani, Renzi ora che sappiamo finalmente che la partita è ancora aperta e che le regole ci piacciono a tutti diteci che cosa volete fare e dove volete andare: “Usato garantito o rottamatori” che sia il MERITO a scegliere la Weltanshaung per ripartire, il locomotore delle idea di sinistra a cui sarà spero rinnovato il modo di pensare e lasciato il giusto spazio di intervento individuale. Basta al vecchio PCI mascherato, basta  parlare del mio partito come di una casata mafiosa e attenzione mio caro “Usato garantito” riguarda i tuoi principi, i tuoi valori come coefficienti del tuo operato e non ti limitare a garantire il trono ai soliti Principi “dalebani” non ci occorrono più e il loro scettro di marzapane si è sciolto completamente. 


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lunedì 2 luglio 2012

Bersani e Patrimoniale, fantasmi (benedetti) o colpo di sole?

Pierluigi Bersani ha dichiarato oggi che vuole una Imu più bassa e un'imposta sui grandi patrimoni immobiliari. Amen, innanzitutto. Non sono ancora del tutto convinto della sincerità dei concetti che esprime, dato che non mi convince il giochino Pd coi moderati/Pd con Vendola e di Pietro/Pd con le liste civiche/Pd col governo/Pd con i guelfi o coi ghibellini, però pare che qualche lume di saggezza sia rimasto, anche per sbaglio, nella testa del segretario. Lui, ex comunista alla guida di un partito che si proclama di centrosinistra, sostiene un governo di centrodestra e ha guardato in silenzio tale governo distruggere le tutele dei lavoratori, spesso con manifesta incapacità, quando di certo erano altre e diverse le misure da prendere. Ora ha capito che si deve imporre, chiedendo che venga fatta anche qualcosa di sinistra, tanto per dargli un contentino, non vuole mica dar fastidio a nessuno. Perciò, chiede la patrimoniale, il cielo sia lodato. Sarebbe sacrosanto che chi ha un sacco di soldi, e in Italia sono più di quello che si possa pensare, contribuisca in certi frangenti molto più che proporzionalmente al risanamento del Paese. Io la vedo così, non so se anche Bersani la vede veramente così. Magari e stato illuminato da qualche fantasma del passato (o del presente), magari ha preso un colpo di sole. Come sia, se segue questa linea fino in fondo della sua sincerità non può fregarmene di meno.

giovedì 28 giugno 2012

Elsa Fornero incompresa, lasciatela stare

Nebbia governo

Elsa Fornero, nostra eroina da tempo non sospetto, ci ha deliziato ieri con una ammaliante intervista al Wall Street Journal. Desiderosa di esportare il suo modello vincente all'estero ha dichiarato, in barba agli stolti che ancora credono che la Costituzione Italiana sia qualcosa di più che un pezzo di carta, che il lavoro non è un diritto. A seguito di ciò, in mezzo alle perenni nebbie che avvolgono il Parlamento Italiano e l'intelletto dei suoi occupanti, s'è udito un suono, quasi impercettibile, di disapprovazione. Non tanto per il concetto espresso, troppo difficile da condannare per chi ha giustamente passato gli ultimi cinquant' anni a meditare profondamente sulle sorti del Paese, quanto per l'interruzione del sonnellino pomeridiano quotidiano (pare che qualche giovane, abbrutito dal tragico fato di essere uno sfigato, abbia inspiegabilmente gridato allo scandalo, svegliano gli incolpevoli onorevoli). A questo punto, Elsa si è affrettata a smentire quanto detto, attraverso il suo entourage (capperi!), il quale ha con molta solerzia precisato che il ministro non si riferiva al lavoro ma al posto di lavoro. Ah ecco, era una banale incomprensione, ora torna tutto. In sostanza, il lavoro è un diritto, il posto di lavoro no. Cioè, tu hai il diritto a lavorare, ma non hai il diritto ad avere un posto dove lavorare. Hai il diritto a lavorare, ma non nel posto dove vuoi, non sempre nello stesso posto. Cioè, non è che ti sei comprato quel posto,no? Aspetta aspetta, chiariamo. Hai il diritto al lavoro,ovviamente, ma devi combattere per il tuo posto. E non pensare che valga chi arriva prima, se c'eri ieri oggi non ci sei più, bello mio. Domani, per tutelare il tuo diritto, se supererai ancora vivo il gaudente massacro del combattimento, ti verrà dato un altro posto dove lavorare, è fin troppo semplice. Infatti, grazie alla buona riforma del governo, voci provenienti dal nord affermano che sia ora possibile trovare un nuovo posto di lavoro al giorno, anche due volendo, con una facilità disarmante. Pare che l'Emilia sia in una fase di ridente sviluppo economico, che un giovane su due sia in evidente imbarazzo nel dover cacciare le miriadi di molesti piccioni viaggiatori che offrono posti di lavoro beccando rumorosamente sulle finestre di buona mattina e che la benzina sia ad un prezzo così basso che, in ogni caso, per vivere e spostarsi basta la paghetta dei genitori, gelosamente messa da parte da chi a dieci anni ha avuto la vista lunga. Quindi, pregasi astenersi dal disturbare l'operoso compito della Signora Fornero,  ad oggi impegnata a supplicare Mario Monti di toglierle l'odioso appellativo di Ministro del Lavoro (che reputa offensivo) per passare ad un più moderno "Ministro Piangente" o "Ministro della Ripopolazione Stradale". Nel frattempo pare che Bersani, letargico ma quantomai incisivo leader, si sia svegliato in piena notte nel pieno di un incubo tremendo: vedeva solo rosso, rosso da tutte le parti, rosso ovunque. Il maggiordomo di casa racconta di come, per fortuna, si sia tuttavia riaddormentato senza troppi problemi, appena disturbato da un lontano ricordo suscitatogli dall'orrendo colore, soffocato sul nascere senza troppa difficoltà e subito messo a tacere con estrema letizia.

martedì 17 aprile 2012

Alfano Bersani Casini, quanto siete carini

Alfano, Bersani e Casini hanno fatto sapere ieri sera, in occasione della loro relazione alla proposta di legge sui finanziamenti ai partiti che hanno presentato tutti insieme allegramente, di essere contrari all'abolizione totale dei finanziamenti ai pariti. Premesso che dell'argomento ho già parlato, ripeto che sono anche io convinto che i rimborsi elettorali debbano essere dati ma in un certo modo c he preveda la loro totale esclusione dalla gestione del denaro (rimborso diretto dello Stato a chi gli fornisce i servizi). In questo modo, saremmo anche sicuri che i rimborsi siano veramente rimborsi e non altro. Detto questo, mi vorrei soffermare un attimo sulla soave unione di voci che caratterizza l'espressività di questi tre leader di partito oggi. Persone che dovrebbero odiarsi politicamente cinguettano in modo amabile, mentre la leggera brezza primaverile li avvolge. Ora, se tappandosi il naso si può giungere a concepire l'idea che per un fantomatico senso di responsabilità verso lo Stato, malattia nuova che li ha contagiati da poco, si mettano insieme in un governo di unità nazionale mandando a puttane quello in cui credono, questo non è la stessa cosa. Qui quello che li tiene insieme è solo il senso di unità verso le loro tasche. Mi rendo conto che possa essere demagogia, mi rendo conto che possa sembrare un discorso banale e terra terra, però credo che la semplicità a volte nasconda delle verità e questo e uno di quei casi. E' mai possibile che nemmeno su questa questione debbano venir fuori soluzioni e proposte differenti da tre partiti che insieme dovrebbero rappresentare la stragrande maggioranza del Paese? E' mai possibile che si debba assistere a uno spettacolo così ideologicamente indecoroso, così penoso mentre tutti noi facciamo sacrifici e veniamo sommersi di tasse? Non dovrebbero nemmeno avere la faccia di presentarsi in pubblico e stanno lì come tre chierichetti a fare quelli che necessitano di finanziamenti per non essere preda degli interessi particolari, delle lobby. Come se oggi non lo fossero...

domenica 15 aprile 2012

Bersani and the anti-politics

Pierluigi Bersani, head of the Democratic Party, said today that the parties need to counter the anti-politics, otherwise everyone would be wiped out. All of them, of course. He argues that there are around many sorcerer apprentices who raise an evil wind. I am coming increasingly to think that the PD has decided to ruin itself, thing they have already been good to do in the past. Theoretically speaking, he is politically at left, or at least in the center-left, so he should be close to people and close to the weaks. From what do you think the anti-politics is born? It rises from his choices, first of all, because people see that he and his friends are put together happily, abandoning the principles and fundamental rights that they should protect (see Article 18 for PD). From the fact that you put across to keep it from touching their salary, the fact that the policy does nothing more than bring scandals every day. Bersani should not be against the anti-politics, must understand the underlying reasons, must understand the disappointment, the disappointment that he has created and nurtured. He must understand that the anti-politics is  made of people who are interested in politics. The anti-politics is not a protest, is the attempt to change the politics from the outside, because we realized that from the inside it will never change. Bersani has to understand that the anti-political ideals of justice and equity  is the result of their inability, of their being away from everyone. Back to being close to people, instead of creating monsters that do not exist. In the dark, anything is scary, but if the light kindled in their minds they would see that there's really nothing to be afraid of. Otherwise, they will be swept away,...

Bersani, contrastare antipolitica, contrasti sé stesso invece

Pierluigi Bersani, capo del PD, oggi dichiara che i partiti hanno la necessità di contrastare l'antipolitica, altrimenti tutti verrebbero spazzati via. Tutti loro, ovviamente. Sostiene che ci siano in giro molti apprendisti stregoni che sollevano un vento cattivo. Mi avvio sempre di più a pensare che il PD abbia deciso di rovinarsi completamente, cosa in cui sono già stati bravi in passato. Teoricamente parlando, lui che sta a sinistra, almeno a centrosinistra, dovrebbe essere vicino alla gente, vicino ai deboli. Da cosa pensa che nasca l'antipolitica? Nasce dalle sue scelte, prima di tutto, perché la popolazione vede che lui e i suoi amichetti si mettono allegramente insieme, rinunciando ai principi e ai diritti fondamentali che dovrebbero difendere coi denti (vedi articolo 18 per il PD). Dal fatto che si mettono di traverso per evitare che si tocchi il loro stipendio, dal fatto che la politica non fa altro che proporre scandali ogni giorno. Bersani non deve essere contro l'antipolitica, deve capirne le ragioni profonde, deve capirne la delusione, la delusione che lui stesso ha creato ed alimentato. Deve capire che l'antipolitica non è fatta di persone che di politica si interessano. L'antipoltica non è una protesta, è il tentativo di cambiare la politica dal di fuori, perché ci si è resi conto che da dentro non cambierà mai. Bersani capisca che l'antipolitica è fatta di ideali di giustizia ed equità che loro hanno calpestato, l'antipolitica è il frutto della loro incapacità, del loro essere lontani da tutti. Torni ad essere vicino alla gente, invece di creare mostri che non esistono. Al buio, qualsiasi cosa fa paura, ma se accendessero la luce nella loro testa vedrebbero che non c'è proprio da aver paura di niente. Sennò, che vengano spazzati via, tanto meglio...

lunedì 9 aprile 2012

Party funding, just words...

After the scandal of the Lega and after the scandal of the Democratic Party, it seems that in Italy the political world is working to change the current legislation which allows, essentially, each one to do whatever the hell they want. The question is simple, we use to fill parties with public money, they spend it as they like, then after some scandals so many cute little birds come to sing you have to change the system. To think that we are in the hands of people whose millions are robbed under their nose without them realizing it, makes you vomit (if that is true ...). Now, what they would change? It 's likely that, to some extent, the parties financing is necessary, in order not to depend on every interest that may not always be the one of the State (...). To avoid that politics becomes a thing only for the riches, too. But Bersani telling me that by law the budget of the parties must be certified, it is one thing that makes me almost cry. In my opinion, that should be the minimum. I think we should arrive at a system where funding is solely and exclusively  a reimburse for expenses incurred during the election campaign. This, however, carried out in a direct manner. Let's say the Democratic Party claims to have incurred expenses for thirty millions. Not a cent of these should go to the party,  instead would be the State that, directly, would pay who printed the leaflets, the provider of other services, in short, anyone who has worked in the campaign. With a predetermined maximum amount. And with a cost, for example, of the single wheel, which by law may not be extended beyond a given limit. You might even get to do some sort of "Country Office for electoral materials", if it weren't that then politicians would put their hands on it. Obviously the idea is rather utopian and just as obviously there will be thousand objections which now don't come to my mind (if they occur to you, comment ...) but if nothing else at least politicians wouldn't have public money in their hands. This would give us, perhaps, less reason to take them all stoned ...

domenica 8 aprile 2012

Finanziamento ai partiti, sono solo parole...

Dopo lo scandalo della Lega e dopo lo scandalo del PD, sembra che il mondo politico si stia dando da fare per cambiare la normativa attuale che consente, sostanzialmente, a ciascuno di fare il porco cavolo che gli pare. La questione è semplice, noi li riempiamo di soldi, loro li spendono come gli pare, poi arrivano come tanti uccellini carini a cinguettare che bisogna cambiare il sistema. Pensare che siamo in mano a gente che si fa soffiare milioni di euro sotto il naso senza accorgersene fa venire il vomito (ammesso che sia vero...). Ora, cosa vorrebbero cambiare? E' probabile che, in una certa misura, il finanziamento ai partiti sia necessario, per non far dipendere tutto da interessi che potrebbero non essere sempre quelli dello Stato (...). Per evitare che la politica diventi una cosa solo da ricchi, anche. Ma che Bersani venga a dirmi che per legge i bilanci dovranno essere certificati, è una cosa che mi fa quasi piangere. Mi sembra proprio che quello debba essere il minimo.  Penso che dovremmo arrivare ad un sistema in cui il finanziamento sia solo ed esclusivamente un rimborso per le spese sostenute in campagna elettorale. Questo però effettuato in maniera diretta. Mettiamo che il Pd sostenga di aver sostenuto spese per trenta milioni di euro. Non un centesimo di questi dovrebbe andare al partito, sarebbe lo Stato che, direttamente, pagherebbe chi ha stampato i volantini, chi ha fornito servizi di altro tipo, chiunque abbia insomma collaborato alla campagna. Con una cifra massima prestabilita. E con un costo, ad esempio, del singolo volantino, che per legge non possa oltrepassare un dato limite. Si potrebbe addirittura arrivare a fare una sorta di "zecca di stato del materiale elettorale", se non fosse che poi ci metterebbero sempre le mani i politici. Ovviamente l'idea è piuttosto utopica e altrettanto ovviamente avrà mille controindicazioni che ora non mi vengono in mente (se vengono in mente a voi, commentate...) ma, se non altro, i soldi in mano, almeno pubblici, questa gente non li avrebbe più. Potrebbero così darci, forse, dei motivi in meno per prenderli tutti a sassate...